Kenya: la nuova legge sull’infanzia e il futuro dei bambini di Mawangaza
Il progetto di sostegno all’orfanotrofio di Mawangaza sta attraversando una fase di trasformazione importante. Non è cambiata la nostra vicinanza ai bambini, non è cambiata la cura quotidiana che li accompagna. È cambiato, invece, il contesto istituzionale in cui operiamo.
Negli ultimi anni, infatti, il governo del Kenya ha avviato una riforma strutturale del sistema di protezione dell’infanzia. Con la National Care Reform Strategy 2022–2032 e il Children Act 2022, la linea politica è chiara: ridurre progressivamente il ricorso agli orfanotrofi e favorire, laddove possibile, il reintegro dei minori nelle famiglie di origine o in contesti familiari alternativi. L’obiettivo dichiarato è che sempre più bambini possano crescere all’interno di una famiglia e non in una struttura residenziale.
L'adozione a distanza continua
Le conseguenze dirette di questo orientamento sono visibili anche nella Casa dei bambini di Mawangaza.
Il Children Office affida temporaneamente i minori alla struttura e, parallelamente, avvia verifiche per individuare parenti o figure familiari disponibili ad accoglierli.
Abbiamo ritenuto fondamentale spiegare con chiarezza questa evoluzione ai sostenitori che hanno attivato il sostegno a distanza, affinché siano pienamente consapevoli che il percorso di ogni bambino può, oggi, prevedere il reinserimento nel nucleo familiare.
Ma c’è un aspetto essenziale: anche i minori che non vivono più nella struttura, ricevono comunque l’aiuto necessario.
Siamo riusciti, infatti, ad entrare in contatto diretto con le famiglie affidatarie, per verificare le condizioni generali e abitative, così come la regolare frequenza scolastica dei minori.
Tutto ciò ha implicato uno sforzo organizzativo considerevole, ma necessario: proprio per mantenere un legame concreto e continuativo, abbiamo dato ai bambini la possibilità di ritrovarsi tutti a Mawangaza per il pranzo, per garantire loro un pasto adeguato e condividere un momento insieme prima di rientrare a scuola nel pomeriggio.
La situazione attuale a Mawangaza
Attualmente a Mawangaza vivono circa venti bambini, tra presenze stabili e accoglienze temporanee. Recentemente, quattro nuovi minori sono entrati su disposizione della corte, con un affidamento previsto di tre anni. Nel frattempo, otto bambini sotto i diciotto anni sono rientrati in famiglia e sei ragazzi hanno raggiunto la maggiore età.
Anche il compimento dei diciotto anni, non segna per noi un’interruzione del rapporto. I giovani restano monitorati e accompagnati, soprattutto nel loro percorso di studi.
Alcuni vivono nelle vicinanze e mantengono un contatto costante con Joseph, il direttore della struttura, che segue con attenzione anche la loro situazione scolastica e personale.
Il nostro impegno è sostenerli fino al completamento del percorso formativo, perché l’autonomia non si costruisce in un giorno.
Cosa significa davvero “reintegro”
La parola “reintegro” potrebbe far pensare a un ritorno semplice e naturale. In realtà, le situazioni sono spesso complesse. Nessuno dei bambini è tornato a vivere con entrambi i genitori; nella maggior parte dei casi si tratta di nonni, zii o altri familiari. Alcune famiglie riescono a garantire condizioni dignitose, altre vivono fragilità economiche e sociali importanti.
Joseph verifica che tutti frequentino regolarmente le lezioni, controlla le pagelle e si confronta con gli insegnanti. Il monitoraggio è continuo e attento, ma in alcuni casi la preoccupazione esiste.
“C’è il caso di tre fratellini che per diverso tempo sono stati accolti a Mwangaza”. Spiega Manuela Maraggi, volontaria e responsabile del progetto. “Due sono stati affidati al padre, con il quale siamo in contatto. La più piccola, invece, è stata affidata alla madre, che aveva però fragilità evidenti. Purtroppo di loro si sono perse le tracce, nemmeno il papà ha idea di dove sia sua figlia.”
In Kenya il costo della vita è sempre più alto
In questo scenario il reintegro familiare diventa una scelta che pone interrogativi delicati.
Abbiamo incontrato madri sole che vivono in baracche, famiglie numerose che dormono per terra in spazi minimi. In alcuni casi, decisioni giudiziarie hanno riportato i bambini in contesti ancora instabili. Non potendo entrare nel merito delle decisioni del tribunale, l’unica cosa che possiamo fare è mantenere una relazione costante con loro e aiutarli in tutti i modi possibili.
Continueremo a raccontare con trasparenza ciò che accade. Tu continua a seguirci.
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