In Albania portiamo cibo a 67 famiglie, ma il bisogno continua
Un giorno di distribuzione a Scutari
Enea è arrivato al punto di distribuzione con una vecchia cariola cigolante. Ha 40 anni che pesano 60 e un viso solcato duramente dalle difficoltà. Insieme a lui, la moglie e la più piccola dei loro quattro figli, che osserva tutto senza dire nulla.
Quella cariola è l’unico mezzo che hanno a disposizione per portare a casa il pacco di alimenti.
Siamo a Scutari, nel nord dell’Albania, dove dallo scorso novembre abbiamo iniziato la distribuzione mensile di generi alimentari a famiglie che vivono in condizioni di povertà estrema, grazie al progetto Hani Hani finanziato dai fondi 8×1000 a gestione statale.
Le famiglie selezionate secondo un chiaro criterio di urgenza sono 67 in tutto. Alcune ci raggiungono al centro di distribuzione che abbiamo attivato in città. Sono migranti interni che hanno lasciato le montagne per cercare, inutilmente, lavoro.
Dalle altre invece, dalle famiglie che in quelle vallate aspre continuano a viverci, dobbiamo arrivarci noi. E non è semplice.
C’è solo il tempo di un sorriso
Purtroppo l’incontro con queste persone è rapido. Deve esserlo, necessariamente. Perché il tempo a disposizione è poco. Il viaggio per raggiungerli se lo ruba. I nostri volontari mettono a disposizione un weekend ogni mese per volare in Albania e fare in modo che la macchina organizzativa funzioni perfettamente.
Ogni volta che arriviamo davanti alle loro case diroccate, immerse in una natura incontaminata e fiera, a comandare sono gli sguardi puliti e i sorrisi di gratitudine.
Vorremmo avere il tempo di accettare il loro invito, di sederci intorno al pesante tavolo di legno, e imparare a sorridere anche di fronte al nulla.
Abbiamo deciso che in futuro, in qualche modo, ce lo prenderemo questo tempo. Nel silenzio e nell’immobilità totali di quelle vallate, i bambini ci sentono arrivare da lontano. Ci vengono incontro per assicurarsi che la tappa alla loro casa ci sarà.
Per quei bambini, ancora più del cibo, a fare la differenza è vedere nello sguardo dei genitori un senso di sollievo. È quello per loro il vero regalo.
Dietro a un pacco alimentare: settimane di lavoro
La gestione organizzativa e logistica del progetto Hani Hani è complessa. Parliamo di quantità importanti di generi alimentari che mensilmente dobbiamo acquistare, suddividere, stoccare e poi distribuire alle famiglie inserite nel programma nel modo più ordinato possibile.
Il pacco per una famiglia comprende 10 chilogrammi di farina, 4 bottiglie di olio, oltre a zucchero, pasta, riso, uova, legumi, tonno, marmellata e diversi barattoli di pomodoro.
Un contributo che senza dubbio incide notevolmente sulle loro vite.
La selezione dei nuclei familiari è stata altrettanto difficile. Ad affiancarci in questa fase delicata sono stati il nostro referente Fabrizio, che da tanti anni ormai vive a Scutari, e le suore di Madre Teresa di Calcutta.
Dalle 50 famiglie previste inizialmente nel progetto siamo riusciti ad includerne altre 17, ma il bisogno è enorme.
L’adozione a distanza è l’alternativa
Ogni mese, durante le distribuzioni, incontriamo nuove famiglie che ci chiedono aiuto. Madri e padri che vivono nelle stesse misere condizioni e che sperano di poter ricevere anche loro quel pacco di alimenti che fa la differenza.
Purtroppo, con le risorse attuali del progetto Hani Hani non ci è possibile includere altri nuclei familiari. È una risposta difficile da dare, ma è la realtà con cui dobbiamo fare i conti. Esiste però un altro modo per essere loro accanto: l’adozione a distanza. Con un contributo mensile di 30 euro è possibile sostenere una famiglia o un bambino, garantendo un aiuto concreto e continuativo nel tempo.
L'adozione a distanza è la possibilità di raggiungere chi oggi rimane fuori da quella lista. Per farlo, abbiamo bisogno di te
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