Sicurezza alimentare Albania
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In Albania si fa la fame tra le montagne

La missione in Albania, per il progetto di distribuzione alimentare Hani hani che si è conclusa qualche giorno fa, è stata un passaggio dentro le vite degli altri, e dentro la nostra coscienza. Siamo partiti con due obiettivi chiari: incontrare le famiglie che vivono in condizioni di povertà estrema da inserire nel programma di distribuzione di cibo e gettare le basi per una collaborazione stabile con le istituzioni locali per dare vita a progetti in ambito sanitario. Ne siamo tornati con molto di più: volti, testimonianze forti e impegni da mantenere.
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“In quelle case sperdute, dove il tempo sembra essersi fermato, ho visto dignità e accoglienza, nonostante la miseria estrema. Ho anche ritrovato i profumi che sentivo da bambina nei borghi montani delle valli bergamasche, ormai disabitati "
Albania Paola Cerea Project Manager di Annulliamo la Distanza
Paola Cerea
Project Manager di Annulliamo la Distanza

La distribuzione mensile di cibo

Il progetto “Hani hani” per la sicurezza alimentare delle famiglie albanesi che vivono in condizioni di fragilità è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la quota Irpef. Prevede la distribuzione mensile di farina, pasta, riso, olio di oliva, uova e altri generi alimentari primari a 50 famiglie indigenti dell’area di Scutari che abbiamo incontrato. Stiamo organizzando la logistica per garantire puntualità nelle consegne, elemento non da poco per chi, come loro, non sa cosa mettere nel piatto. Durerà un anno e nel frattempo cercheremo di aprire altre strade e di cercare nuovi aiuti.

Annulliamo la Distanza è ufficialmente riconosciuta dalle autorità albanesi

L’ incontro con uno dei rappresentanti del Ministero della Salute albanese è stato un momento cruciale, perché ha confermato il riconoscimento ufficiale della nostra associazione nel paese e la volontà di strutturare una collaborazione più ampia. E’ un varco. La possibilità di portare medici volontari italiani sul territorio, per offrire screening neonatali, visite e formazione sanitaria, soprattutto in zone dove l’assistenza sanitaria praticamente non esiste. La visione è chiara: partire dall’Ospedale regionale di Scutari, per poi arrivare nei piccoli ambulatori come quello di Lezhë, e poi oltre, verso le montagne dimenticate di Puka, dove la medicina non arriva, ma il disagio e le malattie sì.
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In Albania la povertà è silenziosa

Grazie a Florian, volontario originario di Scutari che da diversi anni vive a Firenze, siamo entrati nelle case di decine di famiglie con gravi fragilità. Madri sole con figli disabili.  Padri che hanno perso la speranza di trovare lavoro. Bambini con patologie gravi, in un sistema dove tutto si paga e nulla è garantito. A Puka, le Suore Missionarie della Carità ci hanno guidati lungo strade sterrate verso un gruppo di famiglie isolate. Abitazioni diroccate disperse in mezzo ai boschi, senza acqua, senza riscaldamento e con inverni molto rigidi. In molti nuclei familiari abbiamo riconosciuto segni di disabilità cognitiva lieve, trasmessa da generazione in generazione, in silenzio, come una malattia ereditaria di povertà e abbandono. Abbiamo conosciuto e parlato a lungo con una ragazza straordinaria, cresciuta in una famiglia di sette persone in cui i genitori e tutti i fratelli, tranne lei, soffrono di ritardo mentale Da bambina è stata accolta dalle suore che conoscevano bene la sua situazione. Oggi ha una laurea, sta facendo un master . Era tornata a casa per trascorrere le vacanze. Nessuna rabbia, nessun rancore verso la famiglia in cui è nata. Al contrario, solo tanta dolcezza e comprensione, insieme ad una luce che ci ha spiazzati. Nei giorni intensi della missione, siamo comunque riusciti a parlare con l’ex sindaco di Puka, sensibile e lucido nel descrivere una realtà che non fa notizia, ma colpisce. Ci ha indicato altre famiglie in condizioni drammatiche, stavolta nel centro abitato: alloggi popolari freddi, genitori disoccupati, bambini che sopravvivono più che vivere. E poi altri nomi, altri indirizzi, altre urgenze. Perché la povertà qui ha mille volti, ma un solo filo comune: per vederla devi andarla a cercare, perché è ben nascosta.

L'acqua inquinata di Fermentim, a Scutari

Tornati nella città di Scutari, non potevamo dimenticare il disagio del quartiere di Fermentim, l’ex area industriale abbandonata, che negli anni è stata occupata da nuclei familiari che hanno lasciato le montagne per trovare una minima fonte di reddito. Le condizioni igieniche sono terribili e l’acqua è pesantemente inquinata, così come il terreno. Da tempo ormai siamo impegnati nella ricerca dei fondi necessari per l‘impianto dei depuratori, per ora senza successo. Nel frattempo in quell’angolo di Europa, nel 2025, i bambini di Fermentim continuano a contrarre la giardia e altre malattie infettive causate dal degrado totale che li circonda. In tutto ciò, abbiamo ottenuto un incontro con uno dei responsabile di Publiacque di Scutari, che ha promesso di fornire una cisterna al mese di acqua pulita alle famiglie di Fermentim. Non basta, ma è un inizio. E dove manca tutto, anche una bottiglia d’acqua potabile fa una differenza enorme.
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Il progetto Hani Hani è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con la quota Irpef.

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